Anno nuovo, programma ambizioso

Aggiornato il: gen 21




Come proponimento per il nuovo anno potremmo puntare in alto e indicarci un obiettivo tra i più rischiosi di sempre: essere se stessi. Del resto ogni momento di transizione è ideale per realizzare a quale grado di sincerità si stia vivendo e con quale sentimento si proceda in direzione dello specchio. Il contorno dell’immagine riflessa si sfoca per mostrare qualcos’altro? Forse all’improvviso ricordiamo altre versioni di noi stessi, non esplorate nell’anno appena trascorso (o anche più indietro nel tempo). E allora quale migliore occasione per dialogare con l’immagine autentica, quella che emerge in un istante di verità dal fumo della confusione?


Essere se stessi non significa imporre al mondo la propria immagine costruita nei labirinti dell’ego, tutt’altro: quando parliamo di immagine autentica intendiamo quella che si mostra come ultima, una volta sfrondate tutte le altre immagini che ci siamo inventati nel corso della vita, o delle vite, perché qui la prospettiva si fa più interessante, e sono molteplici le scacchiere sulle quali siamo chiamati a giocare una partita - talvolta invisibile - che solo un genio può vincere. E la genialità sta proprio nell’essere se stessi!


Ma come fare a essere se stessi? Tornando alla visione buddhista dei Tre Veleni che mettono in moto la Ruota del Divenire (simbolicamente rappresentati con un gallo, un serpente e un cinghiale intenti a mordersi la coda). Ed è il primo dei Tre Veleni a offuscare la vista, è l’ignoranza a generare la visione distorta di una separazione sostanziale fra noi e gli altri. È la cognizione errata sostenuta dall’ignoranza a frantumare in modo fittizio il solo Essere che esista, l’anima collettiva del mondo, nella moltitudine degli individui. Allora quando invidiamo o detestiamo è per via dell’illusione generata dall’ignoranza che non ci rendiamo conto di invidiare e detestare noi stessi. Così l’Albero dell’Abbondanza appare spoglio e i suoi frutti saccheggiati e c’è sempre un capro espiatorio da biasimare e uno specchio da evitare. Vi guardassimo dentro con attenzione vedremmo il riflesso di noi stessi, per tutto il bene che possiamo desiderare, per tutto il male che desideriamo evitare.


In realtà gli altri rappresentano le infinite espressioni dell’essere che noi siamo. Dovremmo riconoscere questa intima connessione con tutto ciò che vive e respira, e vedere nell’altro - essere umano, pianta o animale - solo un riflesso dell’infinità potenzialità di espressione che noi siamo. Invece di invidiare gli altri per le loro capacità, invece di condannarli per le loro mancanze, dovremmo gioire, essere entusiasti delle realizzazioni altrui, e compassionevoli verso le loro mancanze. Perché loro sono noi. Generalmente invidiamo quel che gli altri hanno realizzato, desidereremmo tanto averlo fatto noi, saremmo quasi tentati di derubare il talento che esprime chi raggiunge certi vertici espressivi. Allo spettro opposto condanniamo quelli che per noi rappresentano il fallimento di un ideale, chi non aderisce ai nostri stessi valori, chi ci ha “fatto male”. E così ci dibattiamo fra attrazione e repulsione, gli altri Veleni al centro della Ruota del Divenire. Ed è proprio la mancanza di visione a ingannarci, il non vedere chiaramente come gli altri siamo noi: le loro azioni, i loro valori e disvalori, altro non sono che infinite espressioni dell’essere che noi siamo. E allo stesso modo noi siamo per gli altri una manifestazione dell’infinita potenzialità di espressione che loro sono. Poiché ogni cosa si tiene nel medesimo grembo dorato, ogni vita si tiene per mano sul cammino della visione. E ogni respiro è il respiro che respiriamo con l’altro, nell’altro, quando entriamo in relazione con la sacralità dell'intera esistenza.


Tornare a se stessi è una operazione grandiosa di ricostruzione dell’immagine autentica che ogni umano rappresenta, una riaffermazione del divino che si esprime in noi, ma fuori da ogni delirio egoico: è la realizzazione della visione costituita dalla Rete di Indra, dove ogni esistenza giace allo snodo che conduce a ogni altra esistenza, una rete gettata dal divino da un capo all’altro dell’universo affinché possa distendersi in una concezione unitaria dell’essere come infinita espressione di sé stesso. Nel buddismo cinese l'immagine della Rete di Indra è usata per descrivere l'interconnessione dell’universo. Alan Watts ha commentato così:


Immaginate una rete di ragno multidimensionale, coperta di primo mattino da gocce di rugiada. E che ogni goccia di rugiada contenga il riflesso delle altre gocce. E che in ogni goccia di rugiada riflessa si moltiplichino i riflessi di tutte le altre gocce di rugiada, e così all’infinito. Questa è la concezione buddhista dell’universo in un’immagine.


Talvolta i passi verso la realizzazione sono frenati dalla paura, riconosciamo il sentiero spirituale nella sua nobiltà, ma temiamo che al suo compimento potremmo perdere noi stessi, perdere l’immagine costruita, abbellita, inventata, di noi stessi. Quel che siamo veramente, riflesso dell’Infinito, ci spaventa. Un grande potere e una grande responsabilità giungono dal quel riconoscimento, ma forse pensiamo sia più comodo nascondersi dietro “cause avverse” o “tristi combinazioni”. E proseguire con infinite lamentazioni... Ma per essere davvero noi stessi dobbiamo liberarci di una falsa immagine gemente, dobbiamo cambiarci d’abito. E quando riponiamo la giacca nell’armadio, siamo finalmente liberi dalla giacca, e non rimaniamo nell’armadio, sulla gruccia o infilati nel taschino. Realizziamo che si trattava solo di una giacca! Vaghiamo liberi dalla vecchia giacca nella vita nuova, liberi per tutte le destinazioni che la nostra anima ha intuito, immaginato, sognato.

In definitiva sta a ciascuno di noi decidere se il 2021 sarà solo una fila di quattro numeri impressi sull’anta dell’armadio o l’invito a danzare con l’infinita serie numerica che trascende la legge dell’entropia e inverte la freccia del tempo. Possiamo inventare infiniti passi di una nuova danza e indovinare il prossimo passo sognandolo, abbiamo il potere di poetare la vita aggiungendo un verso alla composizione divina per contribuire all’evoluzione del grande universo, che è un verso solo, al quale aggiungiamo il nostro universo, che è un verso solo.


E possiamo condividere l’effetto di quella meravigliosa trasformazione poetica del mondo fisico, possiamo trasmettere quella pienezza lungo la Rete di Indra delle infinite connessioni che costituiscono la struttura condivisa collettiva. Abbiamo tutti una grande responsabilità: quella di non sprecare il nostro talento e in definitiva la nostra vita, La responsabilità di trasformare la nostra energia vitale in un fuoco costante che alimenti di calore l’intera rete. Ogni emozione negativa, ogni lamentela, determina un calo energia presso lo snodo vitale che ciascuno rappresenta individualmente nella rete. E la rete delinea una struttura coesa, interconnessa in alto grado. Noi siamo la vita degli altri, la loro vita scorre nelle nostre vene energetiche. Chiunque cessi di contribuire al mantenimento della meraviglia della vita tradisce se stesso e l’intera famiglia delle cose. Questa consapevolezza può salvarci, l’intuizione di far parte di una grande unità. Non siamo soli, non lo siamo mai stati e mai lo saremo. Possiamo dirci “buon anno” mantenendo questa buona memoria viva.


BUDDHA NELL’AURA

di Rainer Maria Rilke


Centro di tutti i centri, nucleo dei nuclei,

mandorla che si chiude in se stessa e s’addolcisce

tutto questo universo, fino alle stelle più lontane

tutto al di là di loro, è la tua carne, il tuo frutto. A te il saluto.


Adesso senti come niente ti si aggrappa;

il tuo vasto guscio raggiunge lo spazio infinito,

e lì i fluidi ricchi e densi salgono e scorrono.

Illuminato sei nella tua infinita pace,


un miliardo di stelle girano nella notte

ardente in alto sopra la tua testa.

Ma in te c'è quella presenza

che vive, quando tutte le stelle saranno morte.


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