Gratitudine, istruzioni (meditative) per l'uso

Aggiornato il: mar 18


Ogni volta che ci sentiamo irritati, svuotati e inclini al pessimismo, dovremmo considerare quanto il lamentarsi sia cruciale nell’innescare una sequenza di eventi mentali e fisici che conducono all’esito spiacevole che stiamo sperimentando. La lamentela ha per effetto una notevole perdita di energia, soprattutto la sottocategoria della lamentela, l’autocommiserazione: il lamentarsi di se stessi, della propria condizione, della propria sventura. Avete mai visto una persona di un qualche successo in un qualunque campo della vita lamentarsi della propria sventura? No, perché significa invocarla... Chi si lamenta chiama la cosa di cui si lamenta, la attira... Inconsciamente prepara le condizioni ideali affinché la cosa si realizzi nella realtà, un meccanismo noto come “profezia che si auto-avvera”.


Un esempio di profezia che si auto-avvera viene citato dal sociologo americano Robert K. Merton: “Un mercoledì mattina del 1932, Cartwright Millingville va a lavorare. Il suo posto è alla Last National Bank e il suo ufficio è quello di presidente. Egli osserva che gli sportelli delle casse sono particolarmente affollati per essere di mercoledì; tutte quelle persone che fanno dei depositi sono inconsuete in un giorno della settimana che è lontano da quello in cui si riceve lo stipendio. Millingville spera in cuor suo che tutta quella gente non sia stata licenziata e incomincia il suo compito quotidiano di presidente. La Last National Bank è un istituto solido e garantito. Tutti lo sanno, dal presidente della banca agli azionisti, a noi. Ma quelle persone che fanno la coda davanti agli sportelli delle casse non lo sanno; anzi, credono che la banca stia fallendo, e che se essi non ritirano al più presto i loro depositi, non rimarrà loro più nulla; e così fanno la fila, aspettando di ritirare i loro risparmi. Fintanto che l'hanno solo creduto e che non hanno agito in conseguenza, hanno avuto torto, ma dal momento che vi hanno creduto e hanno agito in conseguenza, hanno conosciuto una verità ignota a Cartwright Millingville, agli azionisti, a noi. Essi conoscono quella realtà perché l'hanno provocata. La loro aspettativa, la loro profezia si è avverata; la banca è fallita”.


Siccome l’evento collettivo è sempre la somma di tanti eventi personali, dovremmo considerare il processo a livello del singolo individuo. Oggi sappiamo quanto indugiare nella lamentela causi spossatezza, instabilità emotiva, predisposizione alle malattie. I ricercatori della Stanford University hanno provato come l’atto di lamentarsi danneggi l’ippocampo, quell’area del cervello fondamentale nella risoluzione dei problemi e nel pensiero critico. Un dato preoccupante se pensate che il Morbo di Alzheimer distrugge proprio l’ippocampo. E non solo, il lamentarsi implica il rilascio di cortisolo nell’organismo, uno degli ormoni dello stress. Di conseguenza il sistema nervoso si orienta sulla reazione di lotta o fuga, la pressione si alza, così come si alza il livello di zucchero nel sangue, e il sangue stesso si fa più denso, di modo che possa coagularsi più in fretta in caso di ferita. E poi il cortisolo in eccesso innalza il colesterolo, favorisce l’insorgenza del diabete, dei problemi cardiaci e dell’obesità. Si è perfino più inclini all’infarto.


L’abitudine alla lamentela riscrive il cervello in direzione della negatività, e più ci si lamenta, più il meccanismo della riscrittura negativa del cervello prende piede: secondo la legge di Hebb i neuroni che si attivano assieme tendono a rafforzare i loro legami, quindi ogni network neurale viene rafforzato dalla ripetitività dell’atto mentale. Potremmo legittimamente immaginare il fermento emozionale dei clienti della Last National Bank come l’esito di un processo di negativizzazione dei pensieri che si è impossessato delle menti. E poi la lamentela è contagiosa, e stare vicino a persone lamentose - per via dei neuroni specchio - fa diventare lamentosi, sospettosi, irritabili. Di nuovo potremmo ipotizzare un effetto di rinforzo del pregiudizio negativo fra i clienti della banca. Si tratta di relazioni tossiche che sarebbe meglio evitare. Tenete presente che uno dei rimedi che si consiglia nello yoga è quello di stare in compagnia di persone virtuose (satsangha). Secondo questa visione accompagnarsi a persone stabili ed equilibrate sarebbe la più alta forma di terapia. Un maestro, un mentore, un consigliere spirituale ha la capacità di mostrare le cose per come sono, e non per come le immaginiamo. E la visione lucida, liberata dalle identificazione e dalla prossessività, stimola un comportamento coerente con le forze che animano il corpo-mente. Così si diviene più empatici e si scopre di poter vivere in una relazione di gratitudine con l’intera vita. Prendersi del tempo per contemplare ogni evento che possa stimolare in noi la gratitudine è uno dei migliori sistemi di contrasto della lamentela e della negatività, una risposta della moderna ricerca scientifica a cui fa eco quella tecnica meditativa che gli Yoga Sutra definiscono “meditazione sugli opposti”.


“Quando si viene tormentati da pensieri negativi, si sviluppino i loro opposti”. (Y.S. II.33).


Se un evento, una relazione, una situazione, fa insorgere nella mente una reazione emozionale negativa, occorre stimolare una reazione emozionale opposta che possa riportare in equilibrio il sistema. E tutto questo lo si può fare a partire da una considerazione di gratitudine per l’abbondanza di beni materiali e spirituali che abbiamo ricevuto. Occorre in definitiva passare all’azione poiché la pratica è la sola risposta, attraversare concretamente - con attenzione e dedizione - le parole e gli insegnamenti, uditi e tramandati.


“Ah, noi sappiamo già tutto da tempi immemorabili, e tuttavia non lo sapremo mai, finché non l’avremo conquistato con fatica” (C.G.Jung - Il Libro Rosso).


UNA PRATICA DI MEDITAZIONE SULLA GRATITUDINE:


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