La risposta oltre il muro delle abitudini


Tempi di grandi incertezze, questi, e siamo tutti guardare un po’ più in là, a sbirciare nel futuro con gli occhi persi dentro uno schermo qualsiasi, per capire cosa ci aspetta. Mai nel corso della storia l’intera umanità si è trovata ad affrontare contemporaneamente la medesima questione. E mai una risposta di tipo globale è stata necessaria come lo è ora. E forse la risposta globale passa attraverso il cuore di ciascuno poiché proprio in tempi simili i nostri dilemmi irrisolti si fanno più urgenti. Mentre le vecchie strutture crollano facendo macerie dei vecchi pensieri fondanti, mentre le abitudini su cui avevamo costruito una apparente sicurezza vengano spazzate via, le domande che ci portiamo dentro si fanno sempre più stringenti. Così questi tempi di paura globale e di ansia condivisa possono rappresentare un acceleratore dell’evoluzione proprio perché ci spingono con più urgenza ad affrontare i nodi irrisolti che costituiscono la nostra fragile umanità.


E se abbiamo bisogno di trovare una soluzione come la cerchiamo, e dove? La risposta è - a un tempo - facilissima e difficilissima. Facilissima perché la soluzione è seduta vicino a noi, difficilissima perché non la vediamo. Ci si aspetta che la soluzione arrivi da lontano, su un carro alato, come per miracolo. Ma la soluzione è seduta lì vicino a noi, da tempo ormai: è arrivata a piedi, e si è mossa con discrezione, inavvertita.


E come si arriva a vedere che è seduta lì, vicino a noi? Talvolta occorre compiere un lungo giro, per poi tornare al punto di partenza, ma essendo persone diverse: occorre mettersi in movimento, varcare la soglia, affrontare il pericolo, persino il baratro, e lungo il cammino incontrare protettori e mentori, guide e maestri... è il Viaggio dell’Eroe, un mito universale di trasformazione, condiviso da tutte le culture a tutte le latitudini del globo. Una versione del Viaggio dell’Eroe la racconta Martin Buber ne “Il Cammino dell’Uomo”:


“Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l'ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripetè per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin li dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: "E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch'io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l'altra metà Jekel!". E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata "Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel". "Ricordati bene di questa storia - aggiungeva allora Rabbi Bunam - e cogli il messaggio che ti rivolge: c'è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare”.


La parabola riportata da Buber è una indicazione a non temere l’errore, a dare una scossa alla propria indecisione e a superare lo stallo. Perché attraverso l‘errore, non temendo l’errore e innamorandosi delle proprie paure, possiamo imparare e, tornando sui nostri passi, scoprire il tesoro che già era nostro. Fidiamoci delle nostre intuizioni, poiché siamo guidati da una forza intelligente che ora s’è messa in moto per guidare collettivamente l’umanità verso una nuova frontiera. Il processo potrebbe non essere esente da dolore e perdita. Ma anche da dolore e perdita possiamo imparare. E ricordare il luogo ove il tesoro è sepolto. L’intero universo è intessuto di memorie, e la nostra vita altro non è che il transitare da un ricordo all’altro.

Allora per ben vivere, dobbiamo ben ricordare.


Tuttavia qualcosa s’inceppa lungo il percorso: iniziamo a ricordare chi non siamo e dimentichiamo chi siamo veramente... La minaccia qui è di divenire vittime di un mondo allucinatorio che riteniamo “vero”, “ragionevole” o “normale”, una stanza degli specchi dove esistono solo riflessi mentre la cosa in sé, ciò che davvero è autentico, scolora progressivamente a misura che ci si addentra - riflesso dopo riflesso - più a fondo nell’illusione. Quindi vediamo cose che non esistono (allucinazione positiva) e non vediamo cose che esistono (allucinazione negativa). E potremmo tornare con la memoria al mantra vedico, vecchio come il mondo: conducimi dal non essere all’essere, ove il non essere è quel che vediamo (allucinando positivamente) e l’essere è ciò che non vediamo (allucinando negativamente).


Tornare a quel senso di pienezza che noi siamo, da sempre e per sempre, inalienabile completezza e natura di Buddha che incarniamo da eoni sotto l’albero dell’illuminazione, seduti in una nobile postura che abbiamo dimenticato. Potremmo porci una domanda in questi giorni, mentre gli schermi di ogni dispositivo che trasmette informazione rigurgitano vecchie emozioni; potremmo chiederci se è giunto davvero il tempo di occuparci della sola domanda che conti, e della sola risposta che valga la pena di cercare, a Praga come a Cracovia come ovunque.


"Lascia che la giornata cresca su di te

verso l’alto, per i tuoi piedi,

dalle nocche vegetali,

alle ginocchia di pietra,

finché a sera non sarai che un albero nero;

e senti, con la sera,

i rondoni ti addensano i capelli,

la luna nuova sorge dalla tua fronte,

e le vene d'argento lunare

scivolano dalle tue ascelle

come rivoli sotto foglie bianche.

Dormi come se le formiche

camminassero sulle tue palpebre.

Non hai mai posseduto nulla

così profondamente.

Questo è tutto ciò che hai posseduto

dal primo grido

e per sempre;

nulla ti potrà essere sottratto".

(Derek Walcott, “Terra")


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