Viaggiare dentro (e poi tornare)




In “L’Eroe dai mille volti” Joseph Campbell mise in luce l’universalità del mito di trasformazione per eccellenza: il mito del Viaggio dell’Eroe. Presso tutte le culture di tutte le ere è presente la narrazione di un viaggio che l’eroe intraprende alla scoperta di sé stesso, un percorso che inizialmente lo vede riluttante di fronte a potenziali insidie e pericoli. Tuttavia lungo il cammino è destino che si mostrino aiuti insperati e interventi misteriosi che assumono la forma di mentori e guide, e che aiutano l’eroe a realizzare il viaggio, a conquistare un regno, a scoprire un tesoro. Per un praticante di yoga il Viaggio dell’Eroe è un viaggio tutto interiore, segue il sentiero di fuoco e luce che è tracciato dai chakra, i centri di energia e potere che sono dislocati lungo la colonna vertebrale.


È un sentiero di fuoco, poiché è alimentato dall’ardore e dalla determinazione nel praticare assiduamente, dal coraggio e dall’impeto irrefrenabile verso il progresso umano e spirituale. È un sentiero di luce poiché al fuoco innescato dal potere di volontà - iccha shakti - segue la naturale radianza che il fuoco sprigiona. Accendendo il fuoco della pratica, mantenendolo vivo, alimentandolo costantemente, si ottiene la trasmutazione dell’elemento oscuro in pura luce, poiché è proprio l’accensione del fuoco che infonde il coraggio per attraversare l’Ombra e l’Abisso (due punti passaggio fondamentali nel Viaggio dell’Eroe) e condurre amichevolmente l’Ombra nella Luce, fuori dall’Abisso. Non si vuole reprimere, né rinnegare, ma innescare un processo di trasformazione, come il mantra del Rig-veda ci ricorda:


"Dal non-essere conducimi all’Essere

Dalla oscurità conducimi alla Luce

Dalla morte conducimi all’Immortalità”


Quindi si tratta di un viaggio, e di viaggiare eroicamente, poiché ce ne vuole di determinazione e forza a ogni curva del sentiero per continuare a guardare avanti rinnovando il patto con la nostra stessa risoluzione. In particolare il cammino yoghico si mostra come un cammino energetico, è il risveglio e la risalita di Kundalini lungo il sentiero interiore di energia e potere disegnato dai chakra: il centro radice - Muladhara chakra, alla base della colonna vertebrale - legato all’elemento terra, rappresenta il seme, l’inizio del viaggio, l’indifferenziata miscela dei principi fondamentali della natura che già presentano una individualità, seppur in forma latente, un karma esistenziale in attesa di ritrovare la luce del mondo fisico attraverso la nascita. Qui troviamo i pensieri collettivi della tribù, l’ambiente sociale e psichico in cui sarà prodotta la nascita.


Il secondo centro - Svadishthana chakra, fra pube e ombelico - è legato all’elemento acqua, che è l’elemento proprio della nascita: la vita su questo pianeta viene dall’acqua, la vita del feto si sviluppa entro il liquido amniotico, l’oceano della nascita collettiva è acqua, il pianeta terra è ricoperto da acqua al 71 per cento della sua superficie. Lo guardassimo da lontano lo chiameremmo “Acqua” e non “Terra”. E tutte le acque del globo, oceani, mari, fiumi e laghi sono interconnesse per via del ciclo idrologico. L’acqua è quindi l’elemento dove viviamo collettivamente assieme a tutte le creature.


Il terzo centro - Manipura chakra, posizionato a livello dell’ombelico - è il centro legato all’elemento fuoco: solo il riscaldamento appropriato, la giusta temperatura, può consentire la crescita. Occorre luce alla pianta, occorre il calore del fuoco per ripararsi dal gelo della stagione fredda e dai rigori della notte. Occorre “farsi di fuoco” per affermare il proprio posto nel mondo. Così come il chakra ombelicale costituisce il centro attorno a cui ruotano tutte le attivazioni del prana individuale, trovare il nostro centro nel mondo significa instaurare una dinamica energetica che stimoli una equilibrata affermazione del proprio sé.


Il quarto centro è connesso al cuore - Anahata chakra - e il suo elemento è l’aria, il vento che trasporta il seme, il polline. È il vento che consente alla vita di migrare altrove, di trovare una casa, di coltivare l’affetto, l’amore, affinché la vita biologica - assemblata entro i primi tre centri - possa arricchirsi e completarsi in una vita psichica che sia pienezza dell’esperienza, dell’espressione, dell’abbondanza. È al centro del cuore che udiamo, non percosso (“anahata” significa proprio questo, un suono non prodotto da percussione) il mantra come memoria che emerge spontanea in meditazione, quando accediamo ai livelli più intimi dell’energia associata al cuore come organo fisico.


Il quinto centro - Vishuddi chakra - è connesso alla gola, il suo elemento è lo spazio, ed è all’interno dello spazio che risuona la nostra voce, la dichiarazione di chi siamo e di cosa intendiamo realizzare del dono che abbiamo ricevuto con la nascita. Ed è quella voce che propagandosi nello spazio - dentro e intorno a noi - delinea il tragitto di una vita come ferma risoluzione e potente affermazione.


Il sesto centro - Ajna chakra - è il centro comando, posizionato fra le sopracciglia. A questo livello siamo fuori dalla logica elementale, il sesto chakra non ha elemento associato: è nudo comando, lucida visione. Giunti a questo stadio del viaggio interiore l’eroe è pronto per spiccare il balzo verso il settimo centro - Sahasrara chakra - il centro dei mille petali, il centro della trascendenza e dell’accesso al cielo puro che è vuoto splendore, vita incondizionata, non identificata, riflesso di illuminazione che tutte le cose - i diecimila esseri della tradizione taoista - proiettano su una assenza, poiché a questo livello la forma è scomparsa. Così il mondo dell’illuminato è pura assenza, non è un mondo fatto di cose... le cose illuminano se stesse, e l’illuminato cessa di esistere come cosa fra le cose... è il giorno del Ritorno alla Casa del Padre... Eppure non è il culmine della bellezza e dello splendore, non è la fine del viaggio, il viaggio è continua attività, continua illuminazione, livelli progressivi di splendore che attingono al campo del vuoto come realtà infinita.


Ecco perché occorre tornare: la risalita di Kundalini dal primo al settimo centro, il principio di trasformazione suprema, implica che si torni al punto di partenza, come l’ebreo di Cracovia che cercava a Praga quel che aveva a casa, il tesoro sotterrato sotto la stufa. Allora Kundalini ridiscende, ma l’essere è trasformato dal viaggio, dal percorso di ascesi energetica, non è più la vecchia personalità, e questo un po’ spaventa. Si fa avanti, strisciandoci dentro, la paura dell’ignoto, di chi siamo veramente... potremmo sorprenderci... magari la versione illuminata di noi stessi potrebbe non piacerci! Guarderei ancora la partita di calcio? Mangerei ancora il gelato? Sì... guarderesti ancora, mangeresti ancora, solo senza più paura, senza più sensi di colpa, senza più complessi di inferiorità, senza più falsi dolori... i dolori che avresti sarebbero veri dolori, e capiresti che da loro puoi imparare.


Tutto qui: l’illuminato mangia gelati, ama lo sport, s’ammala e muore come il non illuminato... ma la scia che lascia entro il grande tesoro della memoria collettiva è una torcia accesa nel cuore della notte, sempre accesa, di modo che chiunque la possa ricordare. Tutto qui.


“Se fai la tua pratica, non è possibile che tu fallisca nel progredire, anche se spesso non vedi questo sottile processo progressivo che si svolge a livelli più profondi. I guru trasmettono il meglio della loro conoscenza, il cuore del loro insegnamento, in silenzio e - quando sei nel silenzio interiore- comunicano con te a quel livello. Fai la tua pratica se vuoi progredire. E sopra ogni altra cosa ricordane una: è facile incontrare quell'Infinito dentro. Per raggiungere questa consapevolezza, devi solo essere silenzioso e quieto. Quando calmi la mente e la rendi concentrata, puoi penetrare i campi mentali che, normalmente, non vengono sperimentati dagli esseri umani e potrai, quindi, percepire la Realtà dentro di te. Questo risveglio è chiamato fuoco e la conoscenza attraverso la quale stai operando è chiamata luce, luce della conoscenza, del discernimento, della comprensione, la luce dell'amore e della consapevolezza. Tu hai bisogno di entrambi: il fuoco e la luce, ed essi in realtà sono un’unica, sola cosa”.

(Swami Rama, da “Il Sentiero di Fuoco e Luce”)


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