RACCONTO DI NATALE

 

 

C’era una volta un regno dove tutti avevano tutto, ma a tutti mancava qualcosa. Anche gli eventi più lieti, come l’avvicinarsi del Natale, non producevano allegria, ma ansia e disagio, perché quel qualcosa che a tutti mancava lo si desiderava regalare, ma non sapendo cosa fosse, si facevano un mucchio di acquisti sbagliati, e aumentava forse il PIL del regno, ma non la sua felicità. Persino il re era tormentato da quella situazione, quando gli dicevano: “Maestà, si rallegri, fra poco è Natale!”, replicava con insofferenza: “Non vedo l’ora che sia passato! Quando ero bambino, ai tempi in cui regnava il mio adorato padre, quelli sì che erano Natali! Si era forse più ingenui, va bene, ma oggi? Mi sembrano tutti impazziti, viene Natale e tutti vendono, tutti comprano, tutti mangiano troppo e bevono troppo e tutti sono infelici, troppo infelici!“. Dopodiché il re era solito sprofondare in un silenzio talmente cupo che l’intera corte, dal ciambellano al capo delle guardie ai vari ministri, ne veniva risucchiata.

L’unico che non perdeva la sua buona disposizione era il mago. Il re lo consultava spesso per questioni di vario genere. Fu così che rivolgendosi al mago, il re chiese: 

“Quel qualcosa che a tutti manca, persino a me, che cosa è?”

“Maestà, non è una cosa” disse il mago.

“E allora come definiresti questa mancanza?”

“Con una domanda: che cosa non le manca, Maestà?”

Il re esitò per un istante: “Bene, non mi manca un regno, dei sudditi fedeli, una regina saggia al mio fianco, non mi mancano buone finanze, buoni rapporti con i regni confinanti”.

“E tutto ciò non le basta?”

Il re sospirò: “Quando chiudo gli occhi, la sera, prima di coricarmi, avverto strane paure, temo che il regno possa venire attaccato da orde di predoni che vengono da luoghi lontani, da oltremare, temo la carestia e i rivolgimenti del tempo, e le tempeste marine e le trombe d’aria che affondino le mie navi nei porti e abbattano i raccolti nei campi”. Dopo una pausa, il re aggiunse piano: "E poi… sento…”

Siccome il re si era fatto silenzioso, il mago dolcemente lo incalzò: “Che cosa sente, Maestà?” 

“Che i conti con la mia vita non tornano, e pare che la stessa cosa capiti a tutti i miei sudditi. Ci manca qualcosa…”.

Il mago scosse la testa.

“…Che non è una cosa” riprese il re. “Capisco. Ma allora?”.

Disse il mago: “Maestà, perché non prova a cercare la risposta tra i sogni?” 

Il re sorrise: “Sognano i re?”

“Altrimenti come farebbero a regnare?” replicò il mago. Poi, sussurrando, aggiunse. “Il re sogna, sogna da sempre, sogna di luoghi lontani oltre i confini del conosciuto, spazi ignoti della memoria che si perdono nella lontananza, arazzi del tempo spiegati al vento delle cose a venire, misteriose cose sogna il re, meravigliose forme esse stesse sognanti sogna, sì, sogna davvero il re, adesso e sempre, e per sempre il regno sarà sognato dal suo re”.

E così il re chiuse gli occhi e sognò, solo per un istante, ma nel sogno settimane e mesi parvero dilatarsi, anni del tempo terrestre sfilarono innanzi al re sognante, le stagioni si avvicendarono, i confini del regno mutarono, sorsero abitazioni, ponti, torri e palizzate, e passarono innumerevoli Natali, e vorticosi pensieri, e tutto nel tempo di un battito di ciglia. 

Riaprendosi gli occhi del re incontrarono il viso enigmatico del mago, o almeno così gli parve. Ma forse ancora sognava, perché ora il re si accorse di essere solo, seduto sul trono, il salone attraversato dalle ombre della sera, le torce già accese lungo il doppio colonnato centrale. Ricordava di aver parlato col mago, prima di addormentarsi, all’improvviso. E nel sogno aveva visto cose, e oltre la forma mutevole delle cose… sorrise, era il re. Anche quando sognava. Era il re. Respirava. Pensò di emanare un decreto in occasione del Natale. Una legge rivoluzionaria. La vide scorrere nella sua mente, parola per parola. Era perfetta, un capolavoro giuridico, e metteva gioia nel leggerla. Stabiliva che da quel momento in poi l’arte del sogno sarebbe stata insegnata nelle scuole del regno. Un intero capitolo era dedicato alla disciplina del respiro, e si indicava un calendario con certi giorni consacrati al silenzio, al raccoglimento e alla contemplazione. Si alzò di scatto preso dall’entusiasmo e dall’impeto di comunicare col mago, fece per attraversare il salone, quando se lo trovò al fianco, come apparso dal nulla. 

“Ma…” balbettò il re.

Il mago socchiuse gli occhi. 

“Volevo dirti che continuo a non capire” fece il re. “Eppure adesso tutto mi sembra chiaro”.

Il mago annuì, il re sorrise facendo un gesto vago in direzione del cuore, poi convocò il Regio Consiglio per varare la legge e poi finalmente venne il Natale. 

 

 

 

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