RESPIRO, AGENZIA VIAGGI (INTERIORI)

 

La buona notizia è che respiriamo tutti, automaticamente, la cattiva notizia è che lo facciamo tutti, automaticamente. Quindi la medesima notizia contiene un aspetto buono e uno meno buono. L’automatismo del respiro ci mantiene vivi, perché se sopravvivessero solo i respiratori consapevoli, sarebbe un’ecatombe! Tuttavia la mancanza di intenzionalità nel respiro nasconde ricadute che sul piano realizzativo-spirituale sono paragonabili alla morte: potete essere organicamente vivi, magari con un sacco di supposte malattie che bussano alla vostra porta, ma dal punto di vista spirituale vi trovate in una situazione paragonabile a quella del centravanti di valore che ha appena sbagliato un rigore decisivo. Non so se avete mai sbagliato un rigore decisivo, è piuttosto deprimente… 

 

Perché parlo del respiro? Perché rappresenta un aspetto fondamentale della nostra relazione con l’intenzionalità. Confessiamocelo: siamo viventi casuali, sopravviventi col pilota automatico, contornati da macchine (e da esseri umani simili a macchine) che ci dicono cosa fare, dove andare e come sentirci. E la cattiva notizia è che siamo sempre più inclini ad affidare il nostro destino alle macchine e agli uomini-macchina, mentre la buona notizia è che non deve essere per forza così. Da questa alternativa risorge l’antica domanda che qualche migliaio di anni fa, in India e altrove, gli esseri umani si posero: chi sono io? Perché inevitabilmente l’essere umano sente la necessità di ristabilire ciò che è vero (e bello) quando le forze dell’automatismo lo accerchiano sempre più strettamente. Inevitabilmente l’essere umano desidera riaffermare la propria visione del mondo, originale e creativa, quando la realtà consensuale che l’opinione corrente costruisce come un dogma si rivela soffocante. 

 

Perché parlo del respiro? Perché possiamo partire da qui. Inserendo una modica quantità di consapevolezza, di intenzionalità, nell’atto respiratorio. Dico modica quantità perché basta poco. Senti che stai respirando. E poi trasforma questo semplice atto, fallo con calma, e nel corso del tempo, in un’espansione di gioia irrefrenabile. In che modo? Passando dall’intenzionalità alla contemplazione: vivi ogni singolo respiro come una benedizione, trova il modo di stare gioiosamente con le cose umili e grandi, come il respiro, che è una cosa così ordinaria, scontata, e tuttavia così grande perché rappresenta il tuo legame con la vita. Con la forza della vita. Durante il mio apprendistato nella meditazione zen mi venne insegnato che “quando tutto sembra perduto, la forza della vita si prede cura di te”. Riscoprire l’antica connessione energetica che trascende le nostre vite biologiche, le nostre biografie, rappresenta un passo decisivo verso quel percorso di ritorno che la meditazione propone. 

 

Qui potete ravvisare il legame fra respiro e meditazione: non a caso in tutti i sentieri meditativi il respiro è il primo passo per la costruzione della consapevolezza. Sulla pietra di fondazione del respiro consapevole, chi medita costruisce la cattedrale mirabile del respiro come atto cosmico. Potreste chiedervi: perché cosmicizzare il respiro? Non esiste una risposta semplice, forse non esiste alcuna risposta. Eppure chi, ammirando il volo di un aquila o di un uccello migratore, non ha desiderato per un istante volare alle stesse altezze? Chi non ha desiderato poter esplorare i fondali oceanici come fanno certi pesci esotici e multicolore? Vi siete accorti? Ho appena descritto il primo impulso alla nascita dell’industria aeronautica e della tecnica subacquea! Voglio dire che tutti noi coltiviamo impulsi irrazionali, assurdi a tutta prima, e il desiderio di volare come uccelli, di mettere le ali, può essere sembrato ai conformisti di tutti i tempi folle e pericoloso (vedi il mito di Icaro). Poi sono arrivati i fratelli Wright… Diversamente dai geniali scopritori di quei  segreti che orientano il mondo fisico e consegnano all’uomo le chiavi della realtà esteriore, la nostra generazione è chiamata a svelare i segreti del mondo interiore. Si tratta di un’impresa intima e segreta che si avvera nello spazio del laboratorio della coscienza e a cui si dedica il genio spirituale. 

 

Dentro di noi abbiamo un desiderio di Tutto. Ci stimola a cercare risposte, ad andare avanti, ad occhi spalancati, anche quando l’orizzonte del conosciuto cospira per gettare una patina di sonnolenta consuetudine su tutto ciò che vive e respira. Così ci mettiamo alla ricerca delle coordinate per il viaggio interiore, perché avvertiamo con chiarezza il richiamo di un altro spazio e di un altro tempo che simboleggiano la terra della libertà e della realizzazione di noi stessi per come abbiamo sempre sentito di essere, oltre il rumore di fondo generato da pseudo-riti imposti dall’esterno, oltre i conformismi diffusi da sistemi di credenze e modelli educativi superati, oltre le opinioni e i sogni (o gli incubi) altrui. A tutti voi che siete qui, fra queste righe, orientandovi secondo le vostre coordinate interiori, congratulazioni per non aver gettato la spugna. E coraggio! Il viaggio prosegue. Dentro. 

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