DANZARE NEL CAMPO DELL'ABBONDANZA

 

Quando un mantra sembra un paradosso, suona più o meno (nella traduzione dal sanscrito) così:

 

Om, questo è pieno, quello è pieno

questa pienezza proviene da quella pienezza

quando a questa pienezza sottrai o aggiungi 

quella pienezza

tutto ciò che rimane è pienezza.

 

Decisamente si tratta di un inno all’abbondanza, e tuttavia si presenta intricato come certi luoghi del pensiero, e non solo in India. L’Occidente razionale ha prodotto negli anni un ampio arco di ipotesi, teorie ed equazioni da far girare la testa: dai paradossi della meccanica quantistica alle vertigini della matematica dell’infinito fino a giungere allo spazio a N dimensioni formulato da David Hilbert. E che dire del grand hotel che il matematico tedesco immagina dotato di infinite stanze, tutte occupate? Hilbert afferma che qualunque sia il numero di ospiti che sopraggiungono, sarà sempre possibile ospitarli tutti, anche se il loro numero è infinito. L’aspetto paradossale della realtà per come viene descritto da certe scienze esatte è in grado di suscitare una risata che rimbomba nella sua cosmica pienezza! Dico questo perché ho l’impressione che spesso gli esseri umani abbiano la tendenza a passare per drammatiche questioni che al massimo sono comiche. Prendete il tema della morte: se lo inquadrate attraverso la griglia concettuale del mantra in esame, che rivela qualche assonanza con le arditezza della scienza di cui sopra, inizierete a vedere l’ironia della questione.

 

In sanscrito esistono tre parole per definire la nascita: janma, shristi e utpatti. Tutte e tre alludono a qualcosa che già era presente e che d’un tratto si mostra, avanzando sul proscenio del mondo, una pienezza che emerge alla visibilità da un luogo dove era tutto fuorché non esistente. Allo stesso modo il mantra suggerisce che la morte non è altro che un passaggio verso una dimensione del complesso ordito cosmico dove la materia si dissolve, e tuttavia la pienezza rimane:

 

quando a questa pienezza sottrai (morte, nda) o aggiungi (nascita, nda)

quella pienezza, tutto ciò che rimane è pienezza.

 

L’inizio della storia è più o meno questo: ciò che era già esistente, relegato nelle quinte del tempo, si mostra alla luce dei riflettori (di una sala parto?). Se ti inquadrano le telecamere sei nato, e quando sei nato - secondo il detto africano - non puoi più nasconderti. Eppure anche gli attributi, le qualità, in positivo e in negativo, di quella piccola cosa indifesa e senza macchia emergono ed entrano in gioco… Punti di forza e debolezze, qualità e difetti: si tratta di limare nel corso del tempo ciò che rallenta verso la comprensione delle cose e di potenziare gli acceleratori di percorso. Sarà penuria o ricchezza? Sarà in grado quel piccolo grumo di cellule umane che strilla e si agita sotto i riflettori della sala parto di saltare fuori dal Cerchio della Scarsità e balzare nel Campo dell’Abbondanza? Abbondanza di conoscenza, di amore, di beni materiali, perché ogni cosa viene concessa secondo una catena di connessioni che potenzialmente non esclude nulla. Gli ci vorrà un po’ di tempo, immagino, per orientarsi nella battaglia, poi però, per mezzo della conoscenza di sé e degli intrichi del mondo, sarà perfettamente in grado di scrollarsi di dosso tutte le induzioni ipnotiche, tutti i sortilegi e le allucinazioni che le forze del tempo gli hanno scagliato contro. Mi chiedete se alla fine lui, lei, il Piccolo Eroe, la Dea in Miniatura, ce la farà? Una domanda che affronteremo al seminario d’agosto IL VIAGGIO DELL’EROE, è lì che ogni cosa risulterà evidente, come scolpita sulla pietra del Monastero Fortezza di S.Spirito, come scolpiti sono certi simboli templari al suo ingresso, sotto la grande porta ogivale. Perché esistono ancora luoghi magici dove si riuniscono talvolta i cercatori di quel fossile che è la verità al fondo di ogni cosa… 

 

Quindi per un istante riavvolgiamo il nastro del tempo. Ecco quindi il nostro Piccolo Dio proiettato su questo piano di esistenza dalle sfere felici attraverso le quali errava beato… come farà ad uscirne vivo, e carico d’onori, il nostro Imberbe Vagabondo Splendente, la nostra Piccola Eroica Dea? Una delle strategie che utilizza è questa: prende l’abbondanza come un passo di danza, le saltella intorno, la invita… non si dirige direttamente su di lei, non desidera accaparrarsela. Al contrario, si sintonizza sull’abbondanza, è come un’arte divinatoria in cui lanciate le monete, o decifrate il volo degli uccelli secondo gli usi sacerdotali dell’antica Roma… E utilizzate il mantra OM, che è carico della potenza dei tre tempi, sicché riuscite a prevedere ciò che è già accaduto, riuscite a scrutare nel futuro quel che già stato, ed è passato. E così siete in grado di volare accanto alla gioia, soddisfatti, sazi di abbondanza, nella pienezza luminosa che è il vostro habitat naturale, come uccelli migratori diretti verso un continente dove è sempre chiara mattina, dove spira da sempre e per sempre la fresca brezza della primavera. A questo punto le previsioni del tempo vi fanno un baffo… Per voi il bollettino meteo è la poesia di Blake:

 

“Colui che lega a se stesso una gioia

La vita alata distrugge

Ma colui che bacia la gioia mentre vola

Vive nell’alba dell’eternità”.

 

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