VOLGERE L'ATTENZIONE ALL'INTERNO...

La natura di tutto è illusoria ed effimera. 

Chi possiede percezioni dualistiche considera la sofferenza come se fosse felicità

come chi lecca il miele dalla lama di un rasoio. 

Che pena fa chi si aggrappa con forza a una realtà concreta. 

Volgete l’attenzione all’interno, amici miei. 

                                                    (Nyoshul Khenpo Rimpoche)

 

 

Quando in meditazione chiudiamo gli occhi e volgiamo l’attenzione all’interno, la prima cosa che incontriamo è il nostro respiro. Allora diveniamo curiosi verso il respiro, e apprezziamo i messaggi che il respiro invia: quando inspiriamo il respiro ci comunica una sensazione di freschezza dentro le narici, quando espiriamo la sensazione è di tepore. Se la nostra curiosità aumenta, allora scopriamo nella ciclicità del respiro la costante evoluzione di ogni fase della vita verso il suo opposto, come un’altalena che oscilla tra poli complementari. Con il procedere della pratica può accadere che un fattore attragga la nostra attenzione: quell’istante di transizione fra inspirazione ed espirazione in cui la freschezza dell’inspirazione si appresta a divenire il tepore dell’espirazione. Quello. Se il respiro è particolarmente armonioso e fluido, l’istante di transizione sarà sfuggente, impercettibile. E ciò lo renderà ancora più meritevole di attenzione. Come se in quell’istante, e solo in quello, percepissimo la possibile spiegazione di tutti i tumulti che attraversano l’anima con il volgere delle stagioni della vita. Allora non ci soddisfa più il fresco dell’inspirazione, né il tepore dell’espirazione, poiché d’abitudine il fresco diviene insopportabile freddo, e il tepore tende all’insostenibile caldo. Quando la temperatura pare ideale poi dura troppo poco, e tutto ciò che scorre nel tempo genera insoddisfazione. Tutto nasce, cresce, decresce e infine muore, poiché “la natura del tutto è illusoria ed effimera”. E nel procedere da un fenomeno all’altro vi sarà sempre dolore, come in tutto ciò che si colloca nel tempo. Ma l’istante di transizione non conosce la medesima sorte. Non è nulla di particolare, o forse è tutto: la compresenza di ogni potenzialità calda e fredda. L’istante di transizione, quello, raccoglie in sé tutta la potenza della creazione di infiniti mondi caldi e freddi (si direbbe quasi che il segreto della manifestazione di ogni cosa stia nel nostro naso!), una potenza che si colloca oltre le “percezioni dualistiche”, ad esempio inspirazione ed espirazione. Oppure sonno e veglia, sogno e realtà concreta. (“Che pena fa chi si aggrappa con forza a una realtà concreta”). Anche in questo caso l’invito è a divenire consapevoli, piuttosto che delle cose in sé, degli stati di passaggio da realtà concreta a realtà concreta, e da uno stato di coscienza all’altro, consapevoli dell’istante di transizione che tutti li lega in un eterno fluire: l’istante di transizione fra la veglia e il sogno, l’istante di transizione che dal mondo frammentato e sospeso del sogno si tuffa nel silenzio del sonno profondo, l’istante di transizione che sfocia nella realizzazione di ciò che è assenza e presenza, vicinanza e lontananza, oscurità e lucentezza in una sospensione potenziale capace di raccogliere l’intero spazio in un punto immateriale che danza immobile fuori dal tempo. Quello. Fosse anche estasi, illuminazione e grazia, ciò su cui poniamo la nostra attenzione è l’istante che precede la benedizione, il bindu della geometria sacra del tempio interiore, quel punto di attraversamento della materia verso la pura energia del silenzio. Quello. Io sono Quello. So-Ham.  

 

MEDITAZIONE

E se all’improvviso si profila all’orizzonte della mente l’impeto dell’attaccamento, sapete che è uno stato transitorio: il desiderio del caldo, il desiderio del freddo, e allora espirate ed inspirate, e attraverso quella ciclicità che è alternanza di sole e luna nel procedere lungo il cammino interiore, il desiderio si disperde e diviene aspirazione. E ancora l’anima anelerà, ancora attiverà le energie del cuore, e ancora godrete di quella presenza, l’antica compagna, che per mezzo del respiro cammina con voi, da sempre e per sempre. E ancora vedrete, alto nel cielo, un segno. E ancora la mente farà da specchio luminoso alla conversazione fra le nuvole e le stelle. E ancora vi chiameranno amici, amiche. E ancora il corpo tornerà a muoversi quando verrà il momento. Ancora avrete un corpo e ancora ricorderete.  

 

(Fotografia di Maria Elena Fantasia - Monastero di S.Spirito d'Ocre (L'Aquila) - Ritiro di yoga, meditazione e silenzio - agosto 2019)

 

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